Le molte verità del buddhismo

Un’ulteriore caratteristica generale qualifica l’originalità degli insegnamenti del Buddha: quella di un atteggiamento non-metafisico talmente chiaro e articolato da far supporre che egli abbia inconsapevolmente anticipato alcune tesi di Kant sui limiti della ragione umana e alcuni orientamenti di fondo della moderna prospettiva scientifica. A questo proposito è interessante ricordare quale sia il modo di porsi che il Buddha consiglia di avere nei confronti della verità. Tale modo di porsi, assai diverso da quello prevalentemente devozionale coltivato dalla tradizione brahmanica, è messo in chiaro: «L’uomo il quale, fermo nelle sue opinioni, ritiene eccelso quel che egli stima di più al mondo, per la stessa ragione giudica volgari tutte le altre cose; perciò non supera le discussioni. Quello che egli trova pregevole nei dati dei sensi o in un codice morale o nel pensiero, a questo aggrappandosi ogni altra cosa considera vile. Gli esperti chiamano impedimento ciò che induce colui che vi si aggrappa a giudicare meschina ogni altra cosa; perciò il monaco non si fissi su ciò che vede, ode o pensa, o su un codice morale». Ciò significa che sbagliato non è credere in una verità, ma ritenere che essa sia unica, assoluta ed eterna.

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