La via di mezzo del Buddha

Quando il Buddha si scoprì “Risvegliato” cercò di confrontarsi con il suo Maestro, ma era morto.

Decise allora di andare in cerca dei cinque compagni con i quali aveva condiviso sei anni di ascesi nella foresta. Dopo un lungo viaggio, finalmente li trovò nel parco. Ma l’accoglienza che gli riservarono fu tutt’altro che calorosa: gli ricordarono infatti che aveva rinunciato a praticare l’ascesi nelle sue forme estreme, come quella della macerazione del corpo. Tuttavia, un po’ alla volta, il Buddha riuscì a farsi ascoltare, ricordando loro che l’atteggiamento più saggio e utile da tenere nella ricerca della verità è quello di percorrere la via di mezzo, lontana tanto dall’esaltazione quanto dalla mortificazione dei piaceri del corpo.

Proprio questa indicazione di seguire la via di mezzo può essere considerata una prima caratteristica generale del suo insegnamento: la ricerca della verità non va perseguita assecondando il culto dei piaceri, né escogitando pratiche autopunitive. Questi due atteggiamenti, tuttavia, non vanno evitati perché costituiscono una colpa o perché derivano da un peccato originale, ma perché rappresentano delle vie nocive, in quanto distraggono l’attenzione dalla ricerca della verità.

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